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Conte, un addio ormai scontato

Ci sono già decine di buone ragioni per attaccare il (prossimo ex) c.t. Antonio Conte che non si capisce perché tanti tifosi bianconeri se la prendano con lui addebitandogli anche l’infortunio di Claudio Marchisio. Il centrocampista della Juve si è fatto male da solo, durante esercizi di messa in movimento, quindi particolarmente blandi. Al di là dell’entità del danno, di cui non ho ancora capito nulla, come molti sportivi e colleghi, non è giusto prendersela con Conte semplicemente perché Conte non c’entra. Come non sarebbe c’entrato Allegri se l’incidente fosse avvenuto a Vinovo. Ora, pazienza per i tifosi, che ragionano con le viscere. Ma un uomo adulto ed equilibrato, designato per incarichi di responsabilità, dovrebbe evitare di fare commenti impropri o inopportuni anche se di calcio capisce poco o nulla come ha dimostrato quando lo ha fatto direttamente.  Mi riferisco a John Elkann, presidente della Fiat. Evidentemente il risentimento tra il mondo Juve e Conte è grande e la ragione risiede nei tempi e nei modi del suo addio al bianconero, quando cioè il raduno precampionato era appena cominciato. Se è per questo lo si dica chiaramente e non si facciano tanti giochini dialettici puerili. Quanto a Conte non dovrebbe atteggiarsi a vittima di un sistema di cui fa parte ed è alimentato. La sua Nazionale non ha ancora giocato bene, fatica anche contro squadre modeste ed è ben lontana dall’avere un’identità precisa. Tuttavia Conte è un allenatore che cerca di adattarsi alle necessità di essere selezionatore. In lui rivedo la stessa ricerca e la stessa fatica di Arrigo Sacchi che voleva fare dell’Italia una squadra vera, come quelle di club. Ci vuole tanta pazienza e Conte non ne ha. Lo si vede anche quando è sottoposto a domande scomode come quella (obbligata) sulle polemiche per l’infortunio di Marchisio. Per questo e molto altro (la tentazione che gli viene da club importanti) io credo che lascerà la Nazionale prima del tempo, come fece Sacchi nel 1996, a qualificazione mondiale (Francia ’98) in corso, per tornare al Milan. Non ci guadagnò nessuno, ma i conservatori tirarono un sospiro di sollievo.

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  Scritto da Giancarlo Padovan il 31/03/2015
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