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Uomo nero fa rima con razzismo

E’ bastato veramente poco ad Arrigo Sacchi (Troppi calciatori di colore nei settori giovanili) per farsi dare la patente di razzista. Non so se Sacchi lo sia (non credo per quanto e come lo conosco), ma sono sicuro che la sua frase non contenga nulla di offensivo o discriminatorio.  Altrimenti sarebbe razzistica anche la seguente: «Troppi stranieri nelle squadre italiane» con la quale, invece, si individua uno dei mali del nostro calcio. La dicono in tanti anche in Federazione dove presiede l’uomo che Uefa e Fifa hanno squalificato sei mesi per avere inventato la parabola di Optì Poba mangiatore di banane. Al contrario io non solo penso che Sacchi non sia razzista, ma pure che abbia denunciato un problema ineludibile: la tratta dei calciatori africani non è esaurita, troppi mercanti intorno a loro, troppi viaggi agri e senza speranza, troppe illusioni spacciate per affari. In una parola: troppo sfruttamento. In Italia serve più controllo in certe disinvolte operazioni e  meno imbastitura ideologica nelle parole.  Il politicamente corretto è diventato una gabbia e la parola nero ha l’effetto di un tabù. Mi spiego. Se Mario Balotelli, che è italiano, fosse anche bianco,  sarebbe censurato più severamente di quanto non lo sia in Inghilterra, dove il problema non si pone. Quel paese è culturalmente più avanti del nostro sul piano dell’integrazione che non soffre di alcun riflesso condizionato. Balotelli si può criticare non perché è nero (questo sarebbe razzismo), ma perché fa poco il calciatore e pochissimo la persona responsabile. Il razzismo è una faccenda estremamente seria per essere banalizzata sui social e definire una persona razzista è un’offesa meritevole della diffamazione. Sempre per la conoscenza che ho di Sacchi penso che non si arriverà a ciò, però le parole hanno un peso anche per tanti esecratori della prima ora. L’ex c.t. li ha definiti perbenisti e si può essere d’accordo o meno. Certo, la giostra mediatica va proprio all’incontrario: uno che riteneva Gullit (un nero) più importante di Van Basten (un bianco) oggi viene giudicato razzista, mentre trent’anni fa lo si riteneva solo un interessato provocatore.

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  Scritto da Giancarlo Padovan il 24/02/2015
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